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Piemonte


Piemonte, ci pensi e ti viene in mente – quasi per associazione mentale naturale – che quello spettacolo rappresentato dalle colline che sconfinano e procedono a dismisura metro dopo metro è uno dei panorami per i quali val la pena pagare il prezzo del biglietto.

Se a ciò si aggiunge che la tradizione eno-gastronomica del Piemonte sia a dir poco straordinaria, in pochi secondi si sono individuati già due valide motivazioni per decidere di ritagliarsi al più presto del tempo a disposizione, mettere in macchina i bagagli e partire per qualche giorno.

Piemonte, destinazione Langhe, Roero, Monferrato, colli novaresi, Canavese, astigiano, cuneese, qualche capatina a Torino e poi spediti verso il vercellese.

Tra tutte le località menzionate esiste un filo conduttore percepibile, sia sotto il profilo morfologico che culturale. Sebbene ci si renda conto di quali e quante differenze vengano poi individuate da un posto all’altro.

Due dati, tra gli altri, per trasmettere almeno un’idea di quanto l’agroalimentare e il Piemonte siano tra loro correlati.

E’ proprio nella regione sabauda che è nato Slow Food, associazione no-profit oramai riconosciuta e valorizzata in tutto il mondo, con l’intento di proteggere, tutelare e diffondere le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni luogo.

Ed è a Pollenzo – frazione del comune di Bra in provincia di Cuneo – che è stata istituita la prima università italiana di scienze gastronomiche.

Una gamma di prodotti selezionati con la solita certosina attenzione e riconducibile alla professionalità e alla passione di piccoli e medi artigiani.

Artigiani capaci di raccontare, attraverso l’eno-gastronomia, la storia secolare fatta di tradizioni che si tramandano nel tempo: è straordinario.

Come non pensare ai funghi o – se di eccellenze occorre parlare – dei tartufi, celeberrimo il bianco d’Alba.

Il riso, principale prodotto di questa regione.

O ancora i formaggi degli alpeggi, il miele, la doja ovvero salsiccia ricoperta da strutto fuso, la mortadella di fegato, i salami di cavallo o d’oca, il tomino, le robiole, il Bra, i crumiri, i baci di dama, i grissini, il cioccolato.

Passare dal cibo ai vini è un viaggio di altrettanta goduria.

Barbera, vinificato al naturale o con parti di Fresia, Grignolino e Dolcetto. O per citarne altri, diciamo Barolo; Barbaresco; Nebbiolo; Dolcetto; Brachetto; Moscato; Gattinara; Malvasia; Asti Spumante.

Distillati di altissima qualità tra cui sono rinomatissime le Grappe.

Un viaggio che merita di essere fatto, se non dal vivo almeno a tavola.

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